Premierato, il Pd contesta rievocando le ultime parole di Matteotti in Parlamento: "A me no!"
Tre parole: “A me no!”. Le ultime pronunciate da Giacomo Matteotti in un Aula del Parlamento. Un testamento, ieri. Una promessa di lotta, oggi, contro il premierato. E per la centralità del Parlamento. Forse uno slogan per la battaglia che verrà. L’ha proposto stamane, parlando dai banchi di Palazzo Madama, il senatore del Pd Filippo Sensi. Si discute dell’articolo cinque della riforma costituzionale tanto cara a Giorgia Meloni. Il dem denuncia “un tentativo di cancellazione, una damnatio memoriae, un regolamento di conti con una Costituzione che non avete mai sentito vostra”. Sostiene che il testo presentato dal governo colpisce “questo Parlamento, questo Senato, quest’Aula che è di nuovo oggi sotto attacco”. A un certo punto, Sensi parla di Matteotti, del suo esempio, delle sue ultime parole. “A me no!”, disse a Montecitorio il 4 giugno del 1924 il deputato socialista rapito e ucciso dagli sgherri
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