L'abbigliamento e la riapertura impossibile: "Sanificare vuol dire vendere capi usati"
Impossibile. E' la parola che più di ogni altra corre sulle bocche degli esercenti di negozi di abbigliamento di Roma viste le regole, non ancora ufficiali, a cui dovrebbero attenersi per riaprire al pubblico a partire dal 18 maggio. "Stiamo affrontando un cataclisma mondiale di cui non conosciamo le regole d'ingaggio. Dal governo non arrivano regole e informazioni chiare e tutto questo si aggiunge all'incertezza", afferma lo stilista David Mayer Naman, fondatore dell'omonimo brand. "Ho il magazzino ancora pieno di capi primaverili che non siamo mai riusciti a spedire ai negozi. Andranno direttamente nei saldi - racconta Manuela Tacconi, amministratrice delegata della marca di abbigliamento per donne Talco -. Così avremo il 100% dei costi del periodo precedente al virus con, se andrà bene, il 30% dei ricavi". "Il rischio è l'effetto dominio, cioè che dalla chiusura dei negozi si passi alla chiusura delle fabbriche. L'unica soluzione è che il governo ci aiuti attraverso dei finanziament
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