Fase 2, il caso della Chinatown milanese: "Riaprono in pochi, in Lombardia ancora troppi contagi"
I commercianti di via Paolo Sarpi, forti delle informazioni che riuscivano ad avere dalla Cina, erano stati i primi in Italia a mettersi in auto-isolamento e a chiudere i loro negozi dopo le notizie dei casi in Italia a Codogno e Vo' Euganeo. Oggi, la maggioranza di loro sembra che sarà anche l'ultima a riaprire. "In Lombadia ci sono ancora troppi contagi e - racconta una negoziante dello Zhejiang - se ci riferiamo alla Cina, prima si è arrivati a zero contagi, con la diffusione bloccata, e poi si è dato il via libera per riaprire". La donna, che ha optato comunque una riapertura "in prova", riferisce che aspetterà le prossime due settimane per prendere una decisione definitiva. Fra i ristoranti, i negozi di confezioni e quelli di parrucchieri, una buona metà è rimasta così chiusa. "Aprire è anche anti-economico perché - dice Francesco Wu, imprenditore e referente di Confcommercio per le aziende straniere - si preferisce accedere agli ammortizzatori sociali anziché tenere la forza lavo
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