Coronavirus, viaggio nel mondo delle sex worker: "Il lavoro della escort nei giorni della pandemia"
"Il covid è democratico, ha colpito tutti indistintamente" spiega Sofia Mehiel, membra del direttivo Mit (Movimento identità trans) – "e i meno ricchi, le persone invisibili, patiscono sempre più la fame, come ad esempio le escort, in particolar modo le trans". "Il covid ci ha rovinato, non possiamo lavorare: io sono in difficoltà economiche e ho pensato persino di rivolgermi alla Caritas" dice Baby Moana, escort napoletana ma da anni a Bologna- "per noi trans questa professione è una necessità, non è una libera scelta: ho provato più volte a cercare lavoro ma c’è ancora tanta discriminazione". In Italia la prostituzione non è illegale ma la prostituta non è un lavoro riconosciuto e così tante sex worker non hanno avuto diritto a incentivi economici e sussidi in una situazione di emergenza: "Se la prostituzione fosse riconosciuta, noi pagheremmo le tasse e avremmo diritto a una pensione e a dei controlli periodici" spiega Baby Moana. Secondo Mike Morra ceo e fondatore del sito Escort A
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