Il "modello emiliano" ai tempi del coronavirus
Sapete cosa non si ferma proprio mai in Emilia, virus o non virus? Il consumo di suolo e la speculazione edilizia. Noi non abbiamo petrolio, carbone o diamanti, ma a farla da padrone è comunque il più sfrenato estrattivismo. Che cosa significa? In parole povere arraffare tutte le risorse naturali possibili e venderle, senza pensare ad altro che al profitto. E se l'unica risorsa è la terra stessa... ci vendiamo quella, finchè ce n'è. Poco importa se una buona fetta della città è composta da edifici vuoti col cartello "vendesi" o "affittasi", poco importa se un'altra buona fetta della città è composta da strutture vuote ampiamente da abbattere: costa comunque meno prendere un prato e costruirci sopra da zero, tanto l'amministrazione locale non dice nulla. Nel frattempo l'aria è inquinata da fare schifo con sempre meno aree verdi a dare respiro, le temperature medie salgono e abbiamo sempre più asfalto a fare da padella antiaderente per tutti noi. Questo succede a lasciar fare al merca
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